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Sir Oliver Skardy

Sir Oliver Skardy – L’intervista

Sir Oliver Skardy, cosa ne pensi dell’universo musicale italiano di oggi?

Io penso che rispetto al passato l’universo musicale italiano sia molto peggiorato. Fino a qualche decennio fa chi faceva musica era considerato sia come lavoratore sia come artista. Al giorno d’oggi il  mercato musicale è in mano a gente non realmente interessata alla musica. Chiaramente soggetti bravi ce ne sono, ma se ascolti la radio e guardi la televisione, ti accorgerai che la maggior parte di  loro, più che artisti, sono modelli e modelle. Purtroppo il mercato della musica è stato preso in mano da soggetti che hanno solamente speculato guardando solo ai propri interessi e utilizzando gli stessi piani industriali che hanno usato per l’industria classica, come quella siderurgica o chimica. Di conseguenza, se in Italia l’industria va male, anche l’industria musicale segue lo stesso trend.

Quindi non vedi novità interessanti all’interno del panorama musicale italiano?

Ce ne sono, ma c’è la volontà politica di far tacere la musica. La musica è sempre stata una presenza molto scomoda in Italia, soprattutto in questi anni perché ha espresso in maniera chiara temi di natura sociale e di protesta. Questa protesta pacifica non viene ben vista dal potere perché come ti sarai accorto anche tu, finché parli in linea con il sistema va tutto bene, ma quando inizi a criticare diventi un problema. La funzione della musica invece, soprattutto nell’ultimo secolo è stata quella di svegliare le persone facendo prendere coscienza sociale e politica alle masse. Questo al potere non va bene perché fa ragionare la gente. Ecco perché oggi per radio senti sempre musiche banali e che trattano di finti amori virtuali e basta. Chiaramente, anche per fare questo genere di musica ci vogliono talento e capacità, ma quando ti accorgi che questi prodotti sono demenziali, perché senti delle musiche che sembrano filastrocche per bambini, capisci che dietro non c’è niente. Analizzando soprattutto gli ultimi vent’anni, puoi accorgerti di come le canzoni odierne sono per la maggior parte dei rifacimenti su delle musiche o canzoni che venivano eseguite negli anni ‘60 e ‘70 perciò nessuno inventa più niente di nuovo, hanno bloccato la possibilità per i musicisti di sperimentare e di provare a fare cose nuove. Qui in Italia siamo purtroppo ancora legati a dinamiche da Festival di Sanremo vinto da Grazie dei Fior di Nilla Pizzi. Non siamo mai andati oltre quello.

Skardy pensi che il web e le webradio possano aiutare a fare rinascere la musica in Italia?

Il web in questo mondo fa la parte del ribelle perché puoi vedere tutto, non solo quello consentito dal potere, puoi vedere anche cose messe da persone che hanno preso iniziative singole. Mentre il mondo del business della musica è completamente regolato dagli organizzatori che preparano a tavolino tutte le parti, tecniche, musicali, finanziarie.

Quindi il web potrebbe far ritornare ad una certa artigianalità anche il settore musicale?

Sì, ed è necessario, anche se purtroppo il web non fa vivere l’artista. Se io vendo un album tramite i normali canali di distribuzione come negozi musicali o durante i concerti, io  ci guadagno un euro; se invece le persone acquistano  l’album scaricandolo online dal web, su quel disco io ci guadagno 0.001 centesimi.

Quindi il problema magari è anche della distribuzione?

I problemi sono legati al fatto che economicamente l’Italia è in un regime di diseguaglianza sociale. Come può un politico prendere tutti quei soldi e un operaio 1000 €? Quando in un paese civile ci sono queste enormi sproporzioni le cose non funzionano, soprattutto Arti e Spettacoli.

Che messaggio vorresti dare alle nuove generazioni?

Alle nuove generazioni io consiglio di guardare quello che succede fuori dall’Italia e di fare dei confronti, perché se vogliamo cambiare questo paese, dobbiamo sicuramente guardare quello che succede fuori dalle nostre porte. È impossibile pensare che qui in Italia, la notte alle undici – mezzanotte sia tutto chiuso, mentre se vai in qualsiasi altro stato europeo, alle undici comincia la vita. Penso che i giovani dovrebbero fare quello, è da quello che ne so io, già 180mila persone al di sotto dei trent’anni sono scappate fuori dall’Italia. Credo che questo sia quello che gli italiani si meritano perché non hanno saputo valutare i giovani e non sanno soprattutto valutare la vita umana quindi per me gli italiani o quelli che ancora oggi hanno il coraggio di  definirsi tali non meritano nulla, neanche i becchini!

Quindi è questo che manca anche a Venezia, la gioventù?

Manca tutto quello che la gioventù portava quando era attiva. Quando ero giovane io, eravamo il 70% della popolazione nazionale. Oggi i giovani sono il 12% quindi hanno ben poche possibilità di fare qualcosa, soprattutto di protestare. Un 70% della popolazione che protesta fa una certa impressione, un 12% non fa proprio niente.

Dopo l’album Ridi Paiasso del 2013 che vanta numerose collaborazioni, quale sarà il tuo prossimo progetto?

Il nuovo progetto lo sto portando avanti, ho scritto quasi tutto l’album e adesso stiamo cercando di tirare un po’ le redini, stiamo cercando di riordinare le idee e costruirlo. Spero per la prossima primavera di poter farlo uscire. Non so ancora il titolo, non so ancora nulla! Però intanto qualche cosa l’ho fatta. Anche perché negli ultimi anni la richiesta di esibizioni dal vivo è notevolmente diminuita. Ci sono sempre più difficoltà a livello burocratico, ci sono difficoltà per gli organizzatori a mettere in piedi una serata per via dei costi, della sicurezza etc. e di conseguenza ho avuto più tempo per dedicarmi a scrivere qualcosa di nuovo. Chiaramente se non fai una cosa, devi farne un’altra. Tu mi dirai, ma chi te lo fa fare! Io sono cresciuto con la musica, di conseguenza è difficile staccarsene. Ad un certo punto non lo fai più per lavoro o per soldi, lo fai solo perché ti piace.

Grazie Skardy con questa domanda io ti saluto e ti ringrazio. Puoi fare un saluto a tutti gli ascoltatori di ReteTop95?

ReteTop95, ciao a tutti, statemi bene, sono Sir Oliver Skardy, reggae da Venezia sempre e comunque, ciao!

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