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Biennale

Reporting from the front: Biennale d’Architettura 2016

REPORTING FROM THE FRONT è il titolo della Biennale Architettura 2016 curata dall’architetto Cileno Alejandro Aravena. La Mostra è caratterizzata da un unico percorso espositivo partendo dal Padiglione Centrale (Giardini) fino all’Arsenale, includendo 88 partecipanti provenienti da 37 paesi. 65 sono le partecipazioni nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia e cinque i paesi presenti per la prima volta: Filippine, Lituania, Nigeria, Seychelles e Yemen.
Il titolo e l’immagine, scelti per rappresentare la Quindicesima Biennale Architettura, sono una dedica all’archeologa tedesca Maria Reiche e Aravena lo ha spiegato attraverso queste parole “In quell’occasione lo scrittore britannico incontrò una signora anziana che attraversava il deserto portando una scala di alluminio in spalla […] Era l’archeologa tedesca Maria Reiche che studiava le linee Nazca. Viste in piedi sul terreno, le pietre non avevano alcun senso; sembravano nient’altro che pietrisco. Ma dall’alto della scala, le stesse pietre formavano un uccello, un giaguaro, un albero o un fiore” .
Il presidente della Biennale, Paolo Baratta, si è soffermato sul rapporto tra architettura e società e sul significato profondo di questa esposizione, affermando:
“Da qualche anno andiamo dicendo che il tempo presente vede uno scollamento tra architettura e società civile: da un lato l’architettura concentrata in realizzazioni spettacolari, con le quali singoli soggetti celebrano il proprio successo, o le proprie ambizioni, dall’altro una sorta di atteggiamento indifferente, fino alla rinuncia completa a porre domande alla stessa architettura. Contro ogni paralizzante conformismo, le Biennali di Architettura di tutti questi anni hanno affrontato le domande che sorgono da questo stato di cose.
Abbiamo sintetizzato questo nostro impegno come un contributo a far rinascere o comunque a mantenere vivo il desiderio di architettura. L’architettura è l’arte con cui i desideri, le aspirazioni, le necessità private si incontrano con le aspirazioni e le necessità pubbliche.
L’architettura, nell’aiutare a formare lo spazio privato, forma anche lo spazio pubblico. Questi due spazi sono creati congiuntamente. Il godimento consapevole dello spazio pubblico è un beneficio gratuitamente offerto a tutti, e il suo consumo da parte di chiunque non compromette né riduce la possibilità di fruizione da parte di chiunque altro.
Stiamo parlando dunque di un bene pubblico.
Rinunciare a questo bene pubblico, appunto “gratuito”, riducendoci a considerare solo in termini quantitativi le necessità dell’abitare, è optare per una civiltà inutilmente più povera, è optare per un uomo dimezzato.
Ciò accade quando ci si rinchiude nelle banalità di un generico confort privato e si cede oltremisura alle necessità della sicurezza”.
Partendo da questa analisi sono state affrontate tematiche di grande attualità come:
• le disuguaglianze,
• le periferie,
• i disastri naturali,
• la carenza di alloggi,
• la migrazione,
• la criminalità,
• il traffico,
• lo spreco,
• l’inquinamento.
Ai Giardini, paesi come Finlandia, Norvegia e Svezia hanno proposto una sintesi della ricerca dell’architettura contemporanea mentre gli Stati Uniti hanno incentrato il loro lavoro su nuovi progetti di architettura realizzati per alcuni siti di Detriot. La Gran Bretagna, invece, ha analizzato la vita domestica alla luce di quei cambiamenti dettati sia dalla tecnologia che dalle nuove abitudini sociali.
Nel complesso dei cantieri Navali dell’Arsenale ha esposto il Padiglione Italia, il Padiglione Cile, Thailandiia, Yemen e Perù.
Un importante spazio è stato destinato ai Progetti Speciali suddivisi in tre padiglioni, il primo promosso dalla Biennale stessa e gli altri due sono stati il frutto di accordi con altre istituzioni. Il primo è il Progetto Forte Marghera, intitolato Reporting from Marghera Other Eaterfronts, curato dall’architetto Stefano Recalcati dove sono stati analizzati, in sede espositiva, progetti di rigenerazione urbana del porto industriale e di conseguenza sulla riconversione di Porto Marghera.
Il secondo progetto è affrontato dalla Biennale di Venezia e dal Victoria and Albert Museum in merito alla preservazione degli artefatti culturali presso il Padiglione delle Arti Applicate alle Sale d’Armi dell’Arsenale, con il titolo A World of Fragile Parts, a cura di Brendan Cormier.
Infine, il terzo è Report from Cities: Conflicts of an Urban Age dove si considerano le trasformazioni avvenute nelle città in due archi di tempo, uno che va dagli anni 90 fino ad oggi e l’altro che comprende gli ultimi 100 anni. Questo tipo di scelta è stata fatta per mostrare al visitatore la crescita esponenziale dell’urbanizzazione contemporanea degli ultimi 25 anni e per pianificare il progetto di città ben distribuite ed equilibrate.
“Reporting from the front” propone al pubblico una riflessione sulla qualità di vita mentre si lavora in circostanze difficili e dovendo affrontare sfide incombenti.
Una Biennale di buone prospettive in attesa di quella del 2018.

About Mariangela Bognolo

Direttore artistico Retetop95, curatore, storico e critico d’arte.

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