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La musica celeste nell’ “Estasi di Santa Cecilia” di Raffaello

  • Introduzione

Il celebre dipinto di Raffaello, e aiuti, intitolato “Estasi di Santa Cecilia[1] è un’opera attualmente conservata nella Pinacoteca di Bologna, la cui datazione varia tra il 1513 e il 1515. Il quadro fu eseguito per la chiesa di san Giovanni in Monte (Bologna). L’opera fu commissionata da Elena Duglioli[2] per la cappella consacrata a Santa Cecilia. Le spese furono sostenute dal canonico fiorentino Antonio Pucci, nipote del cardinal Lorenzo Pucci[3].

In un documento del 1515 si parla di questa nobildonna Elena, moglie di Benedetto dell’Oglio, la cui vita spirituale si ispirava a quella di Cecilia.

  • La musica e Santa Cecilia

La protagonista, del dipinto, è Santa Cecilia e attorno a lei quattro santi[4]. La santa volge il suo sguardo al cielo dove le appare un coro angelico che intona una melodia divina. Il canto non è percepibile dall’orecchio umano e solo l’animo ne può udire il sacro suono. Solo a Cecilia è dato comprendere e sentire l’armonia perché è divenuta “cieca alle cose terresti, ha occhio solo per le celesti[5]. Ecco perché alzando lo sguardo al cielo il coro angelico si mostra a lei. Mentre ascolta la melodia celeste, le cade dalle mani un organetto portatile, dal quale si stanno sfilando due canne. Ai suoi piedi si trovano una serie di strumenti musicali vecchi o addirittura rotti. Questi strumenti sono una viola da gamba senza corde, un triangolo, due flauti, sonagli e due tamburelli con la pelle lacera. Tutti questi oggetti hanno un significato ben preciso. Essi rimandano alla caducità della vita terrena e sono legati anche alla simbologia delle passioni umane, perché connessi al culto di Bacco[6] rispetto alla musica celeste[7]. La raffigurazione musicale è carica di significati che richiamano i temi dell’amor divino e il disprezzo dei beni materiali.

Sicuramente tutto questo “simboleggia la scelta di una musica vicina a Dio, per essere la voce direttamente un Suo dono, laddove gli strumenti, invece, restano una creazione umana[8].
Però lo strumento senza corde può anche indicare che non c’è bisogno di alcuna corda sonante, per poter percepire la musica ultraterrena, perché è insita nell’anima e va ben oltre la nostra immaginazione. E’ qualcosa che non si può raccontare a parole. Questo andare oltre all’umana natura potrebbe esser ben spiegato con la parola “transumanare”, coniata da Dante e presente nella cantica del Paradiso della Divina Commedia, proprio per facilitare l’idea di quel superare i limiti dell’umana natura, mentre ci si accosta a quella divina perché “transumanar significar per verba/ non si poria; però l’essemplo basti/ a cui esperienza grazia serba[9].

  • Iconografia e fonti

Spostiamo l’attenzione ai quattro santi attorno a Cecilia. A sinistra troviamo San Paolo, con un atteggiamento meditativo sembra dar le spalle allo spettatore, tra le mani tiene un cartiglio e nella mano sinistra regge una spada, simbolo del suo martirio; in secondo piano incontriamo San Giovanni che è riconoscibile dall’aquila con il libro che si trova ai suoi piedi; Sant’Agostino si trova al lato opposto di San Giovanni e infine Maria Maddalena ben riconoscibile perché tiene in mano un’ampolla contenente unguenti e il suo sguardo è volto verso lo spettatore, come se lei fosse l’unico punto di contatto tra noi e Cecilia. La scelta dei quattro santi non è casuale ma è legata alla tematica dell’ascesa celeste e dell’estasi, proprio perché sia Giovanni che Maddalena ascesero al cielo, mentre le figure di Paolo e Agostino sono legate alle visioni di Dio.

Sullo sfondo è ben visibile un paesaggio dove si può notare il profilo di una chiesa all’orizzonte. Questa immagine potrebbe essere il santuario di Santa Maria del Monte a Bologna[10].raffaello

Ritorniamo sul dettaglio degli strumenti. Dal punto di vista tecnico è una raffigurazione davvero spettacolare e Vasari, nel suo celebre scritto Le Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti , afferma che Raffaello “fece fare a Giovanni un organo che ha in mano quella Santa, il quale lo contrafé tanto bene dal vero, che pare di rilievo, et ancora tutti gli strumenti musicali che sono a’ piedi di quella Santa, e, quello che importò molto più, fece il suo dipinto così simile a quello di Raffaello, che pare d’una medesima mano[11]. Sostiene che il pezzo fosse di Giovanni da Udine anche se la presenza di quest’ultimo, nella bottega del maestro, risale al 1515. Questa è una pittura lontana dalla “Messa di Bolsena”, dalla “Madonna di Foligno” e dalla “Madonna Sistina”. Qui abbiamo “una diversa capacità di resa ottica delle superfici, la linea disegnativa forte insiste sulla figura serpentinata e c’è una ricchezza pittorica che è mutata di segno, la pennellata si è fatta più composta e nitida”.[12]

Non è facile capire quando il concetto “musica” fu associato alla figura di Santa Cecilia. Sia nella Passio che in altre fonti storiche non vi è traccia che Cecilia suonasse strumenti o che cantasse. Nel Medioevo la sua figura fu sempre accompagnata dai simboli del martirio come la palma o la corona.  Venne rappresentata con uno strumento musicale dal XV secolo, forse a causa di un’errata interpretazione del brano della Passio[13] nella quale, quando si descrisse il suo matrimonio si sostenne che “Mentre gli strumenti suonavano (cantaribus organis) Cecilia in cuor suo rivolgeva il suo canto al Signore[14]. Ecco perché la vergine martire viene raffigurata con un organo portativo in mano e ai piedi sparsi “per terra instrumenti musici, che non sono dipinti, ma vivi e veri si conoscono[15] e Vasari continuando scrisse “trema la carne, vedesi lo spirito, battono i sensi alle figure sue e vivacità viva vi si scorge; […] furono però fatti a suo onore molti versi e latini e vulgari, de’ quali metterò soli per non far più lunga storia di quel che io mi abbi fatto.

Pignant sola alii, referantque coloribus ora:

Ceciliae os Raphael atque animum explicuit.[16]

Dobbiamo, però, sottolineare che i codici più antichi riporterebbero queste parole “Candentibus organis, Cecilia virgo […][17] quindi “gli organi, non sarebbero affatto strumenti musicali, ma gli strumenti di tortura, e l’antifona descriverebbe Cecilia che “tra gli strumenti di tortura incandescenti, cantava a Dio nel suo cuore”. L’antifona non si riferirebbe dunque al banchetto di nozze, bensì al momento del martirio[18].

Per capire realmente il rapporto tra la musica e la figura della santa bisogna analizzare la vita culturale dell’epoca. Il mondo, secondo gli uomini del Rinascimento “era stato creato e si basava su rapporti musicali, grazie ai quali Dio aveva creato ordine nel caos. Questa idea sarà alla base della cultura da Pitagora fino alla rivoluzione scientifica del ‘600.”[19] Pensiamo alla natura musicale tripartita e descritta nel De Istituzione Musica di Boezio che rispettivamente sono: la musica strumentale, la musica umana e la musica celeste. Ma anche ad altri testi come al De Musica di Agostino e alla Theologia platonica di Marsilio Ficino. Analizzando questo percorso si arriva a capire che “il silenzio di Cecilia riguarda solo un silenzio sensibile, non assoluto: la santa non “sente” la musica che risuona negli strumenti ma la musica umana e celeste che la mette in contatto con Dio, attraverso un rapimento estatico. Gli strumenti sono solo uno dei passaggi che le permettono di raggiungere poi la vera essenza della perfezione divina mentre nell’attimo ritratto nel dipinto il silenzio, non per le orecchie ma per quelle mentali di Cecilia, si trasforma in magnifica sinfonia che ha come direttore Dio[20]

  • Esposizioni

Il 15 marzo 2015 si è tenuta una conferenza, presso San Colombano – Collezione Tagliavini, intitolata “Gli strumenti musicali ne l’Estasi di Santa Cecilia di Raffaello”. In questa occasione è stato suonato l’organo portativo che il maestro Liuwe Tamminga, curatore della Collezione Tagliavini, ha fatto costruire in Olanda, sul modello dello strumento raffigurato nel famoso dipinto di Raffaello del 1514.

Attualmente il dipinto è visibile presso la mostra “Da Cimabue a Morandi. Felsina pittrice” a Palazzo Fava. Palazzo delle Esposizioni. Dal14 febbraio fino al 30 agosto 2015.

Orari:

Lunedì dalle 12:00 alle 19:00

Martedì, mercoledì, giovedì e domenica dalle 9:00 alle 19:00

Venerdì e sabato dalle 9:00 alle 20:00

Per informazioni 05119936305

palazzofava@genusbononiae.it

[1] Il dipinto è un olio su tavola trasportato su tela.

[2] Nobildonna bolognese (Bologna 1427 – Bologna 23 settembre 1520) dichiarata beata da papa Leone XII nel 1828.

[3] Titolare dei Santi Quattro Coronati a partire dal 1513. Titolo cardinalizio.

[4] Questa composizione è definita “sacra allegoria”.

[5] MARISA DALAI, La struttura compositiva e spaziale: una proposta di lettura, in L’Estasi di Santa Cecilia di Raffaello da Urbino nella Pinacoteca Nazionale di Bologna, Bologna 1983, pp. 105-117; HUBERT DAMISCH, L’origine della prospettiva, Guido Editore, Napoli 1992, p. 44.

[6] JAMES HALL, Dizionario dei soggetti e dei simboli nell’arte, Milano, Longanesi, 2002 (1974), pag. 96 ad vocem Cecilia.

[7]PIERLUIGI DE VECCHI, Raffaello, Rizzoli editore, Milano 1975, pagg. 110-111; MARIANO ARMELLINI, Il diario di Leone X di Paride Grassi, maestro delle cerimonie pontificie dai volumi manoscritti degli archivi vaticani della S. Sede con note di M. Armellini, Roma, Tipografia della Pace, 1884, pagg. 7 e 104 nota 18.

 

[8] L’Armonia della “Estasi di Santa Cecilia” di Raffaello Sanzio reperibile al seguente link http://www.carpeoro.com/santa.cecilia.php e consultato in data 15 maggio 2015.

[9]Non si potrebbe spiegare a parole il senso dell’oltrepassare la condizione umana; perciò l’esempio che ho fatto serbi a coloro a cui l’opera divina concederà l’esperienza di tale condizione” tratto da DANTE ALIGHIERI, La divina commedia, Paradiso, canto I, vv. 70 – 73.

[10] TOM HENRY; PAUL JOANNIDES, Raphaël. Les dernières années, Musée du Louvre (11.10.2012-14.01.2013), Paris, Hazan, 2012, pag. 109.

 

[11] GIORGIO VASARI, Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, (1550) introduzione di Maurizio Marini, Ed. Newton, Roma 2003, p. 1104.

[12] IPPOLITA DI MAJO, Raffaello e la sua scuola, in I Grandi Maestri dell’Arte a cura di Marco Campigli, Ippolita di Majo, Aldo Galli e Giovanni Uzzani, E-ducation.it, Firenze 2007, p. 202.

[13] La Passio relativa alla storia della Santa e stata edita dall’umanista milanese Bonino Mombrizio nel XV secolo mentre l’archeologo Antonio Bosio, nel 1600, fece stampare la Historia Passionis Sanctae Ceciliae Virginis, Valeriani, Tiburtii et Maximi martyrium nec non Urbanii et Lucii pontificum et martyrum vitae, stampata presso la tipografia di Stefano Paolino ed era composta di tre parti: la prima (edita per la seconda volta dopo quella di Bosio) con la Passio di Santa Cecilia; le Litterae Paschalis primi papae, dove si parla del primo ritrovamento del corpo di cecilia e infine viene fatta una relazione dei fatti accaduti nel 1599 nella basilica trasteverina.

[14] Descrizione ripresa dal sito del conservatorio di santa cecilia e visibile al seguente link http://conservatoriosantacecilia.it/s-cecilia-patrona-dei-musicisti.html

 

[15] GIORGIO VASARI, Le vite, cit., p. 630.

[16] Ibidem.

[17] Santa Cecilia Vergine e martire articolo reperibile al seguente link http://www.fapc.it/new/index.php?option=com_content&view=article&id=20&Itemid=199 e consultato il 15 maggio 2015.

[18] Ibidem.

[19] MICHELE FUMANTI, Il silenzio di Santa Cecilia, articolo reperibile al seguente link http://www.ilserrasanta.it/200704/07silcecilia.htm

[20] Ibidem.

About Mariangela Bognolo

Direttore artistico Retetop95, curatore, storico e critico d’arte.

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